Le Associazione Sportive Dilettantistiche
 


I - PREMESSA
Le Associazioni Sportive Dilettantistiche costituiscono una particolare categoria degli Enti Non Commerciali in generale definiti dall’articolo 73 comma 1 lett. c) del D.P.R. 917/1986 (T.U.I.R.) quali “enti pubblici e privati diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali”. 
Ai fini di una corretta individuazione dell’oggetto esclusivo o principale dell’ente residente in Italia il successivo comma 4 del citato articolo 73 rimanda alla legge (in generale per gli enti pubblici), all’atto costitutivo o allo statuto redatti nella forma di atto pubblico oppure scrittura privata autenticata o registrata: la C.M. n. 124/E del 12.05.1998 sottolinea che per oggetto principale si deve considerare l’attività essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari indicati in tali atti, mentre in mancanza degli stessi l’oggetto principale degli enti residenti è determinato in base all’attività effettivamente svolta. 
Inquadrate dunque dal legislatore fiscale come persone giuridiche, tali associazioni fanno a tutti gli effetti parte del fenomeno Ente in generale inteso questo come concetto residuale a quello societario trovando il loro riferimento normativo nel Capo III del Titolo II del T.U.I.R. e nelle leggi speciali loro dedicate. 
A questo preciso inquadramento fiscale ne corrisponde anche uno civilistico, in quanto come già ribadito dalla legge Finanziaria per il 2003 (legge 289 del 27 dicembre 2002) all’articolo 90, comma 17, le Associazioni Sportive Dilettantistiche possono essere costituite in una delle seguenti forme: 
- Associazioni riconosciute di cui agli articoli 14 ss. del Codice Civile, costituite necessariamente mediante atto pubblico e dotate di autonomia patrimoniale perfetta; 
- Associazioni non riconosciute di cui agli articoli 36 ss. del Codice Civile per le quali si rende indispensabile la Registrazione dell’Atto Costitutivo comprensivo dello Statuto. Si sottolinea che l’obbligatorietà della registrazione rileva ai soli fini fiscali del riconoscimento dello Status  relativo agli Enti (non commerciali) di tipo associativo, in quanto il modello previsto dal legislatore civilistico del 1942  per le associazioni non riconosciute prevedeva la costituzione in forma verbale o semplicemente mediante comportamento concludente. In ogni caso l’autonomia patrimoniale è imperfetta e coloro che hanno agito in nome e per conto dell’Associazione ne rispondono illimitatamente e solidalmente con il patrimonio della stessa. 
Società Sportiva di Capitali senza finalità di lucro: questa possibilità è stata introdotta con la suddetta legge finanziaria (art. 90, comma 1, legge 289 del 27 dicembre 2002) a condizione che nello statuto di tali società sia prevista la clausola che vieti la distribuzione di utili prodotti ai soci. La disposizione, con effetto dal 23 maggio 2004, è stata successivamente modificata dalla legge 21 maggio 2004, n. 128, di conversione del decreto legge 72/2004. Tali nuove norme introducono la possibilità che l’ente sportivo dilettantistico sia costituito nella forma della società cooperativa, vietando contestualmente agli amministratori la facoltà di ricoprire cariche sociali, in diversi Enti, nell’ambito della medesima federazione sportiva. 
I benefici fiscali ai fini IVA e ai fini I.I.D.D. dei c.d. ENTI NON COMMERCIALI, ormai armonizzati per entrambi i regimi, si applicano a condizione che le associazioni interessate abbiano un atto costitutivo e uno statuto redatti nella forma dell’atto pubblico, o della scrittura privata autenticata, o almeno registrata. Lo statuto deve contenere inoltre obbligatoriamente le clausole di cui al comma 7 dell’art. 4 del D.P.R. 633 del 26 ottobre 1972, successivamente riprodotte anche nel T.U.I.R. nell’attuale articolo 148 comma 8. 
L’organismo nazionale deputato a certificare l’effettiva attività sportiva delle società e delle associazioni sportive dilettantistiche è, ai sensi dell’articolo 7 del decreto legge 28 maggio 2004, n. 136, il CONI

II - CLAUSOLE STATUTARIE OBBLIGATORIE PER GLI ENTI NON COMMERCIALI
Al fine di rientrare nella categoria degli enti non commerciali e di poter di conseguenza beneficiare del relativo regime fiscale agevolato, le suddette norme impongono che nello statuto siano presenti le clausole elencate di seguito: 

Divieto di distribuzione degli utili e di qualsiasi avanzo di gestione, nonché fondi riserve o capitale, durante tutta la vita dell’associazione; 
Obbligo di devolvere il patrimonio, allo scioglimento dell’ente, ad organismi con analoghe finalità; 
Uguale trattamento per tutti  i soci partecipanti e diritto di voto esteso a tutti; 
Previsione di un rendiconto economico finanziario a periodicità annuale; 
Libera eleggibilità degli organi amministrativi e principio del voto unico di cui all’art. 2532 comma 2 del C. C.: sovranità organo assembleare, idonee forme di pubblicità per le assemblee: il voto per corrispondenza è ammesso solo agli enti con statuto precedente al 1° gennaio 1997; 
Le quote devono essere intrasmissibili per atti “tra vivi”. 
Si sottolinea inoltre l’importanza dell’utilizzo della esatta denominazione di “Associazione Sportiva Dilettantistica” nella ragione sociale dell’Ente: tale requisito è disposto dall’art. 17 della l. 289/2002 ed è indispensabile per beneficiare del regime agevolato della l. 398/1991. 

III - IL REQUISITO DELLA NON COMMERCIALITA’
Occorre inoltre aggiungere le seguenti considerazioni in merito al requisito della non commercialità: è il TUIR, all’art. 148, a definire non commerciali le attività che hanno come fine l’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale, inteso che tutte le attività connesse rientrano invece nella sfera commerciale dell’ente stesso: la sfera commerciale non deve però assumere rilevanza predominante, in quanto se essa diventa prevalente per almeno un periodo di imposta, l’ente perde la qualifica di non commerciale come previsto nel primo comma dell’articolo 149. 
In prima approssimazione le Associazioni Sportive Dilettantistiche possono esercitare anche attività commerciali connesse alle stesse condizioni previste per la generalità degli Enti non Commerciali: 
le attività connesse non devono essere prevalenti rispetto a quelle istituzionali, il limite si applica prendendo come riferimento ogni singolo anno di imposta: il rapporto è valutato in riferimento agli investimenti, all’impiego delle risorse materiali e umane e al numero delle prestazioni effettuate rispettivamente nel settore istituzionale e in quello delle attività connesse; 
i ricavi e i redditi derivanti dalle attività commerciali non devono prevalere rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività istituzionali; 
i componenti negativi inerenti l’attività commerciale non devono prevalere sulle restanti spese. 
La riforma introdotta nel nostro ordinamento con il D.Lgs. 460/1997 ha previsto un meccanismo di verifica annuale per la corretta qualificazione di non commercialità degli enti; in merito il DPR 633/72, art. 4 comma 9 rimanda alle disposizioni di cui all’art. 149 del TUIR approvato con DPR 917/1986. Tale articolo è stato originariamente introdotto dal D. Lgs. 460/1997 con il numero 111 bis e successivamente rinumerato articolo 149 dal D. Lgs. 344/2003 che ha modificato il T.U.I.R. dal 1° gennaio 2004: la regola generale è che l’ente perde la qualifica di non commerciale se esercita, per un intero periodo di imposta prevalentemente attività commerciale. La perdita ha effetto dallo stesso periodo di imposta in cui sono venute meno le condizioni agevolative: la qualifica si perde, come già sottolineato, sia ai fini delle IMPOSTE DIRETTE che ai fini IVA e comporta l’obbligo, entro 60 giorni, di ricomprendere nell’inventario di cui all’articolo 15 del DPR 600/1973 tutti i beni che fanno parte del patrimonio dell’Ente. 

IV – LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO
Verificato che l’Ente in questione sia fiscalmente qualificabile come non commerciale, le modalità di determinazione del reddito si diversificano completamente da quelle relative alle società commerciali per le quali qualsiasi reddito si qualifica a tutti gli effetti come reddito di impresa; per i soggetti che non svolgono in via esclusiva o principale attività commerciale il reddito complessivo è formato dai redditi fondiari, di capitale, di impresa e diversi di cui alle rispettive categorie del T.U.I.R.. Per i criteri di determinazione l’articolo143 comma 2 T.U.I.R. rimanda all’articolo 8 e cioè, di fatto, a quelli previsti per le persone fisiche: occorre valutare ciascun reddito percepito al fine di qualificarne esattamente la natura e successivamente imputare lo stesso all’insieme di tutti i redditi percepiti. 
Per fare un esempio, se l’associazione fosse proprietaria di un immobile si verrebbe a determinare un reddito fondiario (i cui criteri di determinazione sono disposti nel T.U.I.R. nel Capo II del Titolo I) che si andrebbe a sommare alle altre tipologie reddituali come avviene per le persone fisiche: diversamente se lo stesso immobile appartenesse invece ad una Società per Azioni produrrebbe sempre e comunque reddito di impresa e il reddito complessivo si verrebbe a determinare secondo le regole previste nel Titolo II del T.U.I.R. per le persone giuridiche. 
Premesso quindi che l’Associazione Sportiva Dilettantistica è assoggettata in via generale alla disciplina degli enti non commerciali sia ai fini delle imposte sui redditi che ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, occorrerà distinguere quali tra le attività esercitate abbiano il carattere della commercialità; reddituali: l’articolo 148 dispone che non si considera commerciale l’attività svolta nei confronti degli associati in conformità alle finalità istituzionali dell’ente (anche a fronte di corrispettivi specifici) includendo tra queste anche la sottoscrizione degli associati o partecipanti a titolo di quota o contributo associativo, somme che in ogni caso non concorrono alla formazione del reddito complessivo. Inoltre l’articolo 148 co. 3 del T.U.I.R. prevede un’ipotesi di decommercializzazione speciale per le associazioni ivi indicate, comprese le Associazioni Sportive Dilettantistiche, in base alla quale non si considerano in ogni caso commerciali (e in questo si ripete quanto detto sopra al comma 1) le attività istituzionali rivolte agli associati, iscritti o partecipanti o anche rivolte ad altre associazioni che svolgano la medesima attività e ai relativi iscritti nonché ai tesserati delle organizzazioni nazionali di riferimento. 
Constatato dunque che l’attività istituzionale non concorre alla formazione di reddito imponibile e che l’attività commerciale dovrebbe assumere, per definizione, carattere residuale rispetto a quella complessivamente svolta, le possibili tipologie reddituali sono le seguenti: 

  • Redditi Fondiari: derivano esclusivamente dalla titolarità di diritti reali di proprietà o di godimento su fabbricati e terreni siti nel territorio dello stato;
  • Redditi di Impresa: derivano dall’esercizio di attività commerciali ai sensi dell’articolo 2195 c.c., ma occorre considerare le ipotesi di “decommercializzazione” di cui sopra e quelle previste dalle leggi speciali;
  • Redditi di Capitale: sono i redditi di cui al Capo III del Titolo I del T.U.I.R.;
  • Redditi Diversi: sono una serie di tipologie reddituali qualificate da caratteri di occasionalità nello svolgimento delle relative attività che le generano.


V – IL REGIME FORFETTARIO DELLA LEGGE 398 per Associazioni Sportive Dilettantistiche
Occorre a questo punto introdurre il regime fiscale espressamente previsto nel 1991 dal legislatore per le associazioni che abbiano finalità sportive a carattere dilettantistico, in quanto le nozioni fin qui espresse rappresentano solo il quadro generale di riferimento disposto per tutti gli enti non commerciali nel T.U.I.R. del 1986. La legge 398 del 16 dicembre 1991 introduce un regime contabile super semplificato nonché dei criteri di determinazione delle imposte sui redditi e dell’imposta sul valore aggiunto a carattere forfettario. I requisiti necessari per poter aderire a tale regime fiscale sono i seguenti: 
Effettivo e concreto svolgimento senza scopo di lucro di attività sportivo dilettantistica; 
I ricavi di natura commerciale devono essere compresi nel singolo anno di imposta in Euro 250.000,00; 
La C.M. n. 151 del 11.02.1992 ha chiarito che concorrono alla formazione del suddetto plafond di Euro 250.000 i ricavi di cui all’articolo 85 T.U.I.R. che assumono natura commerciale e le sopravvenienze attive di cui all’articolo 88: come già detto sopra non si considerano invece commerciali i proventi di cui all’articolo 25 co. 2 L. 133/1999 derivanti sia dalle attività commerciali cd connesse agli scopi istituzionali e i proventi di cui all’articolo 143 co. 1 T.U.I.R., 
cioè quelli derivanti da prestazioni di servizi non rientranti nell’articolo 2195 c.c. rese in conformità alle finalità istituzionali dell’associazione sportiva dilettantistica a fronte di corrispettivi non eccedenti i costi di diretta imputazione.  Non si considerano inoltre commerciali i ricavi di cui all’art. 148 co. 3 T.U.I.R: derivanti, come già detto sopra, da attività dirette ad associati e iscritti dell’associazione e a quelli di altre associazioni ad essa collegate secondo i parametri già visti sopra. 
Le attività rientranti nel plafond della L. 398/91 dovrebbero assumere quindi carattere residuale considerando inoltre che di fatto l’associazione può disporre di un limite pari a Euro 250.000,00 per eventuali attività estranee a quelle per la cui natura è destinato: a ciò occorre aggiungere che i proventi derivanti dalle attività commerciali connesse oltre a non concorrere alla formazione del suddetto plafond non concorrono alla formazione del reddito complessivo, essendo non imponibili fino ad un limite massimo annuo di Euro 51.645,69. A chiarire il concetto di attività commerciale connessa interviene la C.M. 43/E del 08.03.2000 precisando che sono da intendersi come tali le attività strutturalmente funzionali alla manifestazione sportiva rese in concomitanza con lo svolgimento della stessa: inoltre la Circolare fornisce un elenco, a titolo esclusivamente esemplificativo, di tali attività: 

  • Somministrazione di alimenti e bevande;
  • Vendita di materiali sportivi e gadget pubblicitari;
  • Sponsorizzazioni dello specifico evento sportivo;
  • Cene sociali;
  • Lotterie;

Raccolte di fondi realizzate anche attraverso la vendita di beni e servizi resi a fronte di offerte non commisurate al valore del bene venduto o del servizio prestato. 
I proventi suddetti eccedenti il limite annuo di Euro 51.645,69 sono imponibili per la percentuale forfettaria del 3%, pur non concorrendo alla determinazione del plafond della L. 398/91 di Euro 250.000,00 essendo attività commerciali connesse a quella istituzionale. 
Il regime introdotto dalla L. 398/1991 per la determinazione dei redditi prevede quanto segue: 
I proventi derivanti dall’attività istituzionale non concorrono alla formazione del reddito complessivo dell’Ente; 
I proventi derivanti dalle attività commerciali connesse sono esenti dalle imposte sui redditi fino al limite annuo di Euro 51.645,69 e nel limite di due eventi l’anno: sono assoggettati alle imposte nel limite del 3% del loro ammontare per gli importi che eccedono tale limite. L’ammontare così ottenuto, cui occorre aggiungere per intero le plusvalenze patrimoniali, costituisce reddito imponibile ai fini IRES con l’aliquota del 33% e ai fini IRAP, da dichiarare nel quadro RG del Modello Unico relativo agli Enti non commerciali ed equiparati. 
Per le attività commerciali non connesse l’associazione dovrà invece tenere una contabilità separata, in quanto l’imposta si applicherà con i metodi ordinari relativi al reddito di impresa. I redditi derivanti da tali attività non dovranno, come già detto, superare l’importo di Euro 250.000,00 per ciascun anno di imposta. 
Ai fini dell’imposta sul valore aggiunto occorre premettere che tutti i proventi relativi alle attività istituzionali non sono assoggettati all’imposta: per quanto riguarda invece l’attività commerciale eventualmente svolta occorre distinguere quanto segue: 
per le attività commerciali connesse agli scopi istituzionali l’iva da versare si determina applicando le seguenti deduzioni forfettarie sull’iva a debito: il 50% per i proventi commerciali a carattere generico (ad esempio le prestazioni pubblicitarie), il 10% per le sponsorizzazioni e il 33,33 % per le cessioni o concessioni dei diritti di ripresa televisiva: non è ammessa la detrazione dell’iva sugli acquisti di cui agli articoli 19 e ss. del D.P.R. 633/1972. L’iva viene versata seguendo i metodi e i termini ordinari per  i soggetti trimestrali, mediante modello F24. 
per le attività commerciali non connesse l’associazione dovrà invece tenere una contabilità separata, in quanto l’imposta si applicherà con il metodo iva da iva e sarà quindi necessario distinguere le attività con detrazione forfettaria da quelle con detrazione ordinaria. 
I termini e le modalità di versamento dell’IVA sono esposti nelle seguenti tabelle, relative rispettivamente alle attività commerciali connesse a quelle istituzionali e a quelle non connesse. 

 

 

Attivita’ commerciali connesse

Periodo Codice Scadenza
Primo Trimestre 6031 16 maggio
Secondo Trimestre 6032 16 agosto
Terzo Trimestre 6033 16 novembre
Quarto Trimestre 6034 16 febbraio

 

 

 

 

 

 

Attivita’ commerciali non connesse

Periodo Codice Scadenza
Primo Trimestre 6031 16 maggio
Secondo Trimestre 6032 16 agosto
Terzo Trimestre 6033 16 novembre
Annuale 6099 16 marzo






 

 

In merito al versamento dell’IVA, si precisa infine che va effettuato senza la maggiorazione degli interessi pari ad 1% di cui all’articolo 31 co. 3 L.388/2000. 
Le Associazioni Sportive Dilettantistiche che optano per il regime della Legge 398/91 sono esonerate dagli obblighi contabili previsti dal D.P.R. 600/73 dagli articoli 14, 15, 16, 18, e 20 sia ai fini delle imposte sui redditi che dell’imposta sul valore aggiunto: inoltre non sono tenute agli obblighi di fatturazione di cui al Titolo II del DPR 633/1972. Non si richiede quindi per tali soggetti la tenuta del libro giornale e del libro degli inventari di cui al comma 1 articolo 14 lettera a) DPR 600/73 e dei registri prescritti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto di cui alla lettera b): non si richiede inoltre la redazione del bilancio di cui al successivo articolo 15, del registro dei beni ammortizzabili di cui all’articolo 16 e più in generale degli adempimenti richiesti per i soggetti in regime di contabilità semplificata di cui ai successivi articoli 18 e 20. 
Le Associazioni Sportive Dilettantistiche sono obbligate a annotare i proventi commerciali, i proventi non imponibili di cui all’art. 25 comma 2 L. 133/99, le plusvalenze patrimoniali e le operazioni intracomunitarie nel registro dei contribuenti supersemplificati approvato con il D.M. 11.02.1997 come stabilisce in materia il D.P.R. numero 544 del 30.12.1999. 
Il comma 4 dell’articolo 2 della Legge 398/91 stabilisce inoltre che le fatture emesse e le fatture di acquisto devono essere numerate progressivamente per anno solare e conservate a norma dell’art. 39 del D.P.R. 633/1972 e dell’art. 22 del D.P.R. 600/73. 
Il regolamento emanato dal Ministero delle Finanze con Decreto n. 473 del 26.11.99 introduce inoltre all’articolo 4 delle specifiche modalità di effettuazione dei versamenti e dei pagamenti al fine di facilitare le procedure di controllo da parte dell’Amministrazione Finanziari, disponendo che ogni entrata ed uscita debba transitare (pena la decadenza dai benefici della L. 398/91) esclusivamente attraverso conti correnti bancari o postali intestati all’associazione o comunque attraverso mezzi di pagamento che indichino espressamente erogante e percipiente, ad esempio bollettini di conto corrente, bonifici bancari e assegni non trasferibili. Per quanto concerne il limite minino per l’obbligo di utilizzo di tali sistemi, l’articolo 37 comma 2 L. 342 del 21 novembre 2000 ha disposto l’incremento dello stesso dagli originari Euro 51,65 agli attuali Euro 516,46. 
Tali modalità riguardano, oltre i pagamenti effettuati dall’Associazione, anche i versamenti ricevuti relativi a: 

  • Contributi associativi;
  • Quote associative e di frequenza delle attività sportive;
  • Erogazioni liberali;
  • Sottoscrizioni di fondi;
  • Contributi ricevuti a qualsiasi titolo.

Si sottolinea inoltre che la C.M. 08.03.2000 43/E (già citata) elenca i sistemi di pagamento ammessi dalla disciplina fiscale per le Associazioni che beneficiano della L. 398 / 1991.

VI - I Compensi erogati dall’Associazione PER LE prestazioni sportive dilettantistiche
I compensi che le Associazioni Sportive Dilettantistiche corrispondono a persone fisiche per l’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche(in questi esatti termini si esprime la legge 342/2000 nell’art. 37 che fissa i limiti di non imponibilità fiscale) non concorrono a formare il reddito imponibile del percipiente fino a Euro 7.500,00 per singoli periodi di imposta: occorre inoltre sottolineare che la terminologia compensi comprende anche le indennità di trasferta, i rimborsi forfettari di spese e i premi erogati, in quanto gli stessi siano strettamente connessi alla prestazione sportiva lavorativa del percipiente. 
Per quanto riguarda le qualifiche lavorative, si tratta non di semplici dipendenti ma di soggetti che svolgono una specifica attività sportiva a carattere dilettantistico funzionale alla manifestazione sportiva e necessaria per la sua concreta realizzazione: l’Agenzia delle Entrate con le Risoluzioni esplicative n. 34 del 26.03.2001 e n. 39 del 03.04.2001 ha chiarito che le prestazioni di 

  • Atleti dilettanti
  • Allenatori
  • Giudici di gara
  • Commissari speciali
  • Dirigenti accompagnatori
  • Formatori di calendari
  • Designatori di arbitri
  • Cronometristi

sono da considerarsi a tutti gli effetti esercizio diretto di attività sportiva dilettantistica e pertanto rientranti nel regime agevolativo di cui all’art. 37 L. 342/2000. 
Sempre con riferimento ai compensi non eccedenti il limite annuo di Euro 7.500,00 il collegato alla già citata L. 342/2000 aveva inquadrato gli stessi come “redditi diversi per lavoro autonomo occasionale” comportandone di fatto l’esclusione dal campo di applicazione della Legge 8 agosto 1995 n. 335 e quindi dagli obblighi contributivi: gli stessi venivano infatti inseriti nella lettera m) dell’art. 81 T.U.I.R. relativo ai redditi diversi. 
Dal punto di vista del soggetto erogante si chiarisce di conseguenza quanto segue: 
Il riferimento va fatto al periodo di imposta della persona fisica che coincide con l’anno solare, di conseguenza potrebbero verificarsi degli “sfasamenti temporali” nel caso in cui l’Associazione abbia il periodo di imposta diverso dall’anno solare; 
Fino a 7.500,00 per ogni percipiente e per ciascun anno di imposta il compenso verrà erogato senza operare alcuna ritenuta ne a titolo di imposta secca ne a titolo di acconto: fino al suddetto importo inoltre l’esenzione coinvolge anche le addizionali regionali e comunali che di conseguenza non saranno dovute dal percipiente neanche in sede di dichiarazione dei redditi. 
Quanto detto sopra è attualmente valido fino all’importo di Euro 7.500,00, che la legge 342/2000 aveva inizialmente fissato in Euro 5.164,57. Per quanto riguarda le somme eccedenti tale limite occorre specificare quanto segue: 
I compensi erogati che eccedono Euro 7.500,00 ma compresi in Euro 20.658,28 sono assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo di imposta secca con applicazione dell’aliquota corrispondente al primo scaglione di reddito che per l’anno di imposta 2004 è del 23%; 
I compensi erogati eccedenti il suddetto limite di Euro 20.658,28 subiscono una ritenuta a titolo di acconto con applicazione della medesima aliquota di cui sopra, mentre successivamente saranno tassati in modo ordinario nella dichiarazione IRPEF del percettore in base agli scagioni di reddito di appartenenza. 

<<< Esempio pratico >>>
Associazione Sportiva Dilettantistica Alfa – Anno di Imposta 2004 
I sigg.ri Spini, Rossi e Bice, praticanti da anni lo sport del tennis a livello dilettantistico, decidono di costituire una associazione sportiva dilettantistica nella forma di associazione non riconosciuta avente come oggetto sociale la diffusione della pratica del tennis presso la provincia di Roma. L’atto di costituzione viene stipulato il giorno 22.01.2004 dal Notaio Briganti con Studio in Roma: i soci fondatori entrano tutti a costituire il Consiglio Direttivo, che elegge quale proprio Presidente il Sig. Rossi che assume di conseguenza anche la rappresentanza legale dell’Ente. In data 28.01.2004, dopo l’apertura del codice fiscale e della partita iva, viene versata l’imposta di registro in somma fissa e successivamente registrato l’atto presso l’Agenzia delle Entrate di Roma territorialmente competente, considerato che la sede legale dell’Ente si trova presso la residenza personale del presidente. Successivamente, ai sensi dell’articolo 1 della L. 398/1991 viene esercitata presso l’Ufficio SIAE competente per territorio l’opzione di cui allo stesso articolo, pertanto l’Associazione da tale data si configura a tutti gli effetti come Dilettantistica; in tal senso i soci fondatori hanno infatti previsto che in ogni caso l’attività rientrerà nei limiti dimensionali previsti per usufruire dei benefici fiscali introdotti dalla Legge 398 e successive modificazioni. Il sig. Rossi si reca i giorni successivi presso l’ufficio postale per aprire un rapporto di conto corrente, intestato alla Associazione Sportiva Dilettantistica Alfa: da quel momento tutti i versamenti e pagamenti transiteranno per lo stesso, escludendosi per volontà unanime l’utilizzo del fondo cassa. Nel giro di pochi giorni i soci fondatori contattano circa 50 atleti dilettanti che si dichiarano disposti ad associarsi alla Alfa, a frequentare i corsi che verranno tenuti da maestri professionisti e a partecipare a tutte le iniziative necessarie al raggiungimento dello scopo sociale: per l’anno 2004 si decide di organizzare un solo evento sportivo, consistente in un ciclo di lezioni e in una manifestazione sportiva conclusiva nel corso della quale verranno anche venduti dei libri e dei gadget ai partecipanti e realizzato un servizio di ristorazione mediante catering. Come previsto dallo Statuto la quota associativa per l’anno 2004 è di Euro 65,00: per la sottoscrizione della stessa è stato previsto l’utilizzo di bollettini postali, che i singoli associati provvederanno a accreditare al conto corrente intestato all’Associazione stessa. 
Al 31.12.2004 gli Associati risultavano essere 50, dei quali tutti avevano versato la quota di associazione per Euro 65,00 per il 2004 e una quota di frequenza di Euro 150,00 per persona per la partecipazione alla suddetta attività sportiva, compresa la partecipazione alla manifestazione finale. 
I proventi di natura strettamente istituzionale ammontano pertanto a: 
Quote Associative: 50 X 65,00 = 3.250,00 
Quote di Frequenza: 50 X 150 = 7.500,00 
L’Associazione ha completamente investito le somme derivanti dalle quote di frequenza per l’acquisto di attrezzature necessarie per lo svolgimento delle lezioni e per l’affitto dei campi sportivi, mentre le quote associative hanno concorso per intero alla costituzione di un fondo disponibile sul conto corrente postale. Per l’affitto dei campi sono stati sostenuti costi per Euro 2.000,00 mentre per l’acquisto dei completi, delle racchette e delle palline Euro 2.500,00. 
Per lo svolgimento delle lezioni è stato incaricato un maestro di tennis in pensione cui verrà corrisposto complessivamente l’importo di Euro 3.000,00 a titolo di compenso e di rimborso delle spese eventualmente sostenute. 
Gli Associati si sono detti disposti ad una eventuale sponsorizzazione potenzialmente in grado di apportare ulteriori risorse finanziarie, sempre per il conseguimento dell’oggetto sociale e sempre strettamente contestuali all’attività istituzionale. La Igea Spa, società venditrice al dettaglio di indumenti sportivi, si è detta interessata a fornire un logo da apporre sugli indumenti utilizzati per lo svolgimento delle lezioni e ulteriore materiale pubblicitario: il contratto di sponsorizzazione prevede per  l’anno 2004 un compenso di Euro 60.000,00 più iva, che l’Associazione fatturerà alla Iegea Spa in un’unica soluzione in riferimento al ciclo annuale delle lezioni di tennis. Tale attività, di natura commerciale, è strettamente funzionale alle lezioni tenute dalla Alfa, anche da un punto di vista temporale: le risorse finanziarie ottenute verranno utilizzate per la realizzazione di un proprio impianto sportivo tennistico presso la zona Vigne Nuove, dove si sono resi disponibili terreni idonei allo scopo. L’assemblea degli associati, al momento di deliberare in data 12.08.2004 la stipula del contratto con la Igea Spa, ha preso visione della perizia del Geometra Bianchi per la realizzazione del suddetto impianto e del preventivo spese, ritenendolo congruo al progetto e deliberando quindi all’unanimità per l’approvazione dello stesso. 
La Alfa spa, firmato il contratto, provvedeva quindi ha emettere relativa fattura di vendita con data 25 settembre 2004 ai sensi del DPR 633/72 con Iva al 20% per complessivi Euro 72.000, corrisposti mediante assegno circolare al momento stesso della stipula e successivamente versati sul conto corrente postale. 
Nel corso della manifestazione finale l’Associazione procedeva alla promozione di un libro e un Dvd di una nota casa editrice milanese:  per questa attività alla Alfa veniva riconosciuto un compenso complessivo di Euro 5.000,00 più Iva per complessivi 6.000,00 euro, al lordo delle eventuali spese sostenute per la promozione stessa. 
Al di fuori delle lezioni di tennis e della già citata manifestazione sportiva, la Alfa promuoveva inoltre un libro di un noto tennista utilizzando a tal fine tutti i canali a lei disponibili: indipendentemente dal numero di copie vendute, per tale attività veniva corrisposto un compenso di Euro 10.000,00 più Iva immediatamente fatturato, il 2 settembre 2004, dalla Alfa alla casa editrice per complessivi Euro 12.000,00. I costi sostenuti dalla Alfa per tale promozione sono stati i seguenti, tutti certificati da fatture con iva: 
Acquisto di spazio radio per Euro 2.500,00 + iva 
Volantinaggio presso i quartieri Flaminio e Nuovo Salario di Roma per complessivi Euro 6.000,00 comprensivi di Iva e fatturati da una agenzia di servizi romana: 
Spazio Web per tutto il primo semestre del 2004 con varie giornate di chat line con l’autore, fattura della società telefonica di servizi per Euro 1.000,00 più iva. 
In sede di unico 2005, relativo ai redditi 2004, si predispone il Modello Unico relativo agli Enti Non Commerciali relativo alle seguente situazione: 

Attività istituzionale

 

Fondo Associativo: Euro 3.250,00 
Proventi istituzionali: Euro 7500,00 
Costi relativi all’attività istituzionale comprensivi di Iva indetraibile; Euro 7.500,00 
Risultato della gestione istituzionale: Euro 3.250,00 

Attività commerciale connessa

Ricavi: Euro 66.000,00 
Iva a debito: Euro 13.000,00 
Iva da versare per il III° trimestre 2004, entro il giorno 16/11/2004 con il codice tributo 6033 su modello F24: 
Iva su sponsorizzazioni Euro 12.000,00, coefficiente forfettario 10%= iva da versare Euro 1.200,00 
Iva su prestazioni pubblicitarie Euro 1.000,00, coefficiente forfettario 50%=iva da versare Euro 500,00. 
Totale iva da versare il 16.11.2004 Euro 1.700,00, a fronte di una complessiva Iva a debito di Euro 13.000,00 (risparmio figurativo di imposta Euro 11.300,00) 
Per quanto riguarda le imposte sui redditi i proventi commerciali (connessi) pari a Euro 66.000,00 concorrono alla formazione del reddito solo per gli importi eccedenti il limite annuo di Euro 51.645,69 e cioè per Euro 14.354,31, che costituiscono reddito imponibile nella misura del 3%: sulle attività commerciali connesse si determina quindi un debito IRES in base a quanto segue: 
Imponibile IRES: 3% di Euro 14.354,31 = 430,62 
Saldo IRES anno 2004= 33% di Euro 430,62 = 142,10 
Acconti anno 2005= Euro 139,25 
Sul reddito imponibile di Euro 430,62 occorre poi applicare l’Aliquota IRAP per gli Enti non Commerciali del 4,25% che determina una debito di imposta di Euro 18,30. 

Attività commerciale non connessa

Tale attività costituisce a tutti gli effetti reddito imponibile, se esercitata abitualmente reddito di impresa altrimenti reddito di natura “diversa” di cui al Capo VII del Titolo I del T.U.I.R. 
Occorre pertanto per tale attività tenere una contabilità separata da quella prevista per i contribuenti super semplificati, al fine di determinare il reddito e l’va da versare mediante i criteri ordinari. 
In merito all’imposta sul valore aggiunto la liquidazione iva periodica relativa al trimestre di riferimento sarà la seguente: 
Iva su operazioni attive: 2.000,00 
Iva sugli acquisti ammessa in detrazione: 1.700,00 
Iva da versare: Euro 300,00 con i metodi ordinari su modello F24. 
Per la determinazione del reddito si procede alla differenza tra costi e ricavi secondo le regole relative al reddito di impresa, di cui al Capo II del Titolo II del T.U.I.R.: considerato che i ricavi di cui all’art. 85 ammontano a Euro 10.000 e i costi complessivamente sostenuti e deducibili sono di Euro 8.500,00 l’imponibile ai fini IRES e IRAP è di Euro 1.500,00. Pertanto i debiti di imposta ammontano a quanto segue: 
Saldo IRES 2004: 33% di E. 1.500,00 = E. 495,00 
Saldo IRAP 2004: 4,25% di E. 1.500,00 = E. 63,75 

VII - Riferimenti Normativi

  • D.P.R. n. 917/1986 - Testo Unico delle Imposte sui Redditi (in vigore dal 01.01.2004 così come modificato dal D. Legislativo 344/2003)
  • Legge n. 398 del 16.12.1991 - Associzioni Sportive Dilettantistiche
  • Legge 289 del 27.12.2002 articolo 90 – Disposizioni per l’attività sportiva dilettantistica
  • D.P.R. n. 600 del 29.09.1973 - Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi
  • Legge n. 133 del 13.05.1999 - Incentivi Legge Visco e Associazioni Sportive Dilettantistiche
  • Decreto Legislativo n. 460 del 04.12.1997 - Onlus e Enti non Commerciali
  • Legge 266 del 11.08.1991 – Legge quadro sul volontariato
  • D.P.R. 633 del 26.10.1972 - Istituzione dell’imposta sul valore aggiunto
  • D.M. 26 novembre 1999 n. 473 – Regolamento recante norme di attuazione dell’articolo 25 della L. 133/1999 relativo a disposizioni tributarie in materia di associazioni sportive dilettantistiche.
  • D.P.R. 30 dicembre 1999 n. 544 – Regolamento recante norme per la semplificazione degli adempimenti dei contribuenti in materia di imposta sugli intrattenimenti.
  • Articolo 37 della L. 342/2000 (Legge Finanziaria per l’anno 2001)
  • Circolare Ministeriale del 08.03.2000 n. 43E
  • Circolare Ministeriale del 06.12.1999 n. 231 e n. 247
  • Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 34 del 26.03.2001
  • Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 39 del 03.04.2001

 

 

 

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